La Preghiera - Un segno di Comunione
Pastore Gianni Cortese
6 July , 2025

“Da questo conosceremo che siamo della verità e renderemo sicuro il nostro cuore davanti a lui. Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri secondo il comandamento che ci ha dato.” 1 Giovanni 3.19-23

Introduzione – L’Amore Fraterno: Fondamento della Nostra Identità in Cristo

Ci troviamo in una sezione di questa lettera dove il Signore, per bocca di Giovanni, ci esorta e ci dà il comandamento di amarci gli uni gli altri. Questo è un principio fondamentale. Abbiamo compreso che è essenziale amarci come il Signore ci ha amati

“Da questo abbiamo conosciuto l’amore, perché egli ha dato la sua vita per noi”. 1 Giovanni 3.16

Questo è l’esempio concreto e vero. E prosegue: anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.Capiamo quindi che siamo in un contesto molto importante, pratico e concreto, fatto di parole, eventi e azioni che dimostrano il nostro amore. Ci troviamo all’interno di questo bellissimo discorso di Giovanni, che ci aiuta a capire se abbiamo veramente il Signore e se siamo davvero suoi figli. La dimostrazione è proprio nel nostro rapporto reciproco. Questo ci stimola e ci incoraggia.

Rimaniamo quindi nell’importanza della relazione gli uni con gli altri. Questa relazione, questo amarci e questo essere figli di Dio, influenza anche la nostra vita di preghiera, cioè la nostra relazione diretta con Dio. Porremo la nostra attenzione sulla preghiera, intesa come segno di comunione.

L’Amore Fraterno come Pratica della Verità

Come abbiamo letto, l’apostolo Giovanni ci ricorda ancora l’importanza di essere figli di Dio. Siamo figli di Dio, parte della stessa famiglia, fratelli uniti da questa nuova identità, da questa natura che Dio ha impiantato dentro di noi. Giovanni ci dice che il fatto di amarci gli uni gli altri ci fa capire che siamo della verità. È una prova pratica e definitiva che la verità di Dio dimora veramente in noi.

Giovanni non si limita all’esperienza personale, ma pone l’accento sulla praticità dell’amare i fratelli. Questo diventa una dimostrazione vera e concreta. Potremmo dire: “Io amo il Signore, sono un figlio di Dio, io credo”, e potremmo elencare tutte le dottrine — l’espiazione, la giustificazione, la grazia, ogni cosa. Ma Giovanni dice che se non c’è la messa in pratica, tutto ciò che dici non ha sostegno; corre il rischio di essere una mera ripetizione. Dov’è la relazione che ti lega ai figli di Dio? Dov’è la tua relazione personale con i tuoi fratelli?

Capiamo quindi che non possiamo vivere una doppia vita: da una parte enunciare tanti principi, belle parole e dottrine, e dall’altra non avere un vissuto concreto. Come posso dire di credere se non vivo le implicazioni e le conseguenze del credere? Mettere in pratica è qualcosa di molto importante, è una verifica che ho veramente conosciuto il Signore e che ho una nuova natura. Sono parte di una famiglia e vivo questa relazione con essa. Non posso dire di essere parte di una famiglia e non viverci minimamente all’interno, non frequentarla, non preoccuparmene. Un genitore si preoccupa dei figli, e viceversa.

L’Amore fraterno nell’Intimità della Preghiera

“Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio” – 1 Giovanni 3.20-21

 C’è quindi un legame tra la familiarità dell’essere figli e la preghiera, il chiedere a Dio.

Qual è il posto della preghiera? Tutti noi preghiamo, abbiamo questa relazione con Dio nella nostra intimità. È fondamentale avere questa relazione con il Signore, parlare con lui, avere una vita di preghiera, di dialogo. Il Signore Gesù stesso ha detto che gli uomini devono pregare sempre e non stancarsi mai (Luca 18).

Ciò che ci fa andare avanti nella vita cristiana è la preghiera, la relazione con Dio, il dialogo con lui. È impossibile vivere una vita cristiana senza la preghiera, senza il dialogo con Dio. Nei Salmi troviamo molte preghiere. Pensiamo anche all’esempio di Gesù che si alzava presto per dialogare con Dio prima di scelte importanti o prima di affrontare la croce. Questo rapporto fondamentale con il Signore è importante.

Ma allora ci domandiamo: cos’è la preghiera? Cosa sto facendo quando prego? Prego senza riflettere o sono consapevole? È una preghiera consapevole che mi coinvolge o qualcosa che faccio in automatico? A volte la preghiera può essere una ripetizione di frasi conosciute, l’espressione di desideri, la ricerca di un dialogo fatto di belle parole che lodano il Signore. Tutto questo è positivo, ma la preghiera non è un processo di autosuggestione, né qualcosa che faccio per sentirmi a posto. Non è un’abitudine che si compie in fretta.

Il verso 19 dice: “Da questo conosceremo che siamo nella verità”. L’espressione “Da questo” si collega all’essere figli di Dio e all’amare i fratelli, al discorso che Giovanni porta avanti.

Quindi, vivendo una vera relazione con i miei fratelli, conosco di essere nella verità, perché sto mettendo in pratica ciò che Dio mi dice. Ho creduto, sono salvato, vivo la realtà di figlio e l’amore dei fratelli, e rendo sicuro il mio cuore davanti a lui.

La preghiera è un momento in cui rendo sicuro il mio cuore davanti al Signore.

Pregare è presentarsi davanti a Dio, essere alla Sua presenza. Andare alla presenza di Dio. Noi viviamo ogni momento alla presenza di Dio, come Paolo disse agli ateniesi in Atti 17: “In lui viviamo, ci muoviamo, esistiamo”.

Ma la preghiera è qualcosa di molto particolare: Dio è lì e noi siamo alla sua presenza. È come voltare le spalle al mondo intero e mettersi davanti a Dio. È un momento esclusivo, particolare, in cui mi fermo davanti al Signore e mi trovo faccia a faccia con Dio.

L’amore fraterno libera dalle accuse del cuore

Qual è la difficoltà che incontriamo nella preghiera? Mentre cerchiamo di parlare con Dio, i pensieri cominciano a fluire nella nostra mente. La nostra immaginazione inizia a vagare, arrivano idee, proposte, desideri, bisogni. Tutto questo ci passa per la mente mentre ci mettiamo davanti al Signore.

Dobbiamo essere consapevoli di ciò e ricercare questa esclusività, eliminando le distrazioni. È una scelta prendere posizione davanti al Signore e volere veramente questa relazione, pregando e chiedendo al Signore di liberarci dai pensieri che ci distraggono, per essere concentrati su di Lui.

Giovanni sta dicendo che tutta la questione dell’amore fraterno è importante proprio per questo: quando sei lì davanti a Dio, quando inizi a renderti conto dell’importanza di ciò che stai facendo con il resto della tua vita e del tuo tempo, è lì che inizi a vedere dove sei e dove stai vivendo.

Quando ti metti davanti a Dio e i pensieri cominciano ad arrivare, capisci dove sei. Ecco che l’amore, questa unione con i fratelli e le sorelle, è la dimostrazione della nostra appartenenza a Dio. Posso dire di appartenere a Dio pensando a chi sono veramente: sono un figlio di Dio.

Amare i fratelli è una dimostrazione di appartenenza alla famiglia di Dio, di appartenere a Dio. Molte volte, quando siamo in preghiera, capiamo che stiamo dicendo troppe cose, senza avere una vera intimità.

Stiamo giocando con le parole, tergiversando, usando belle parole per giustificare una buona relazione con Dio, cercando di piacergli in ciò che diciamo.

Ma se siamo alla presenza di Dio, lì ci ricordiamo di come stiamo veramente vivendo. La relazione con i miei fratelli e sorelle, l’amore che ho verso di loro, in quel momento diventa molto importante.

Quando sono in preghiera, tutti questi pensieri che passano hanno un unico scopo: accusarci. Quando siamo in preghiera e cominciamo a pensare seriamente, in modo impegnato, a come stiamo vivendo, a come ci relazioniamo con i nostri fratelli, a come stiamo amando, a come stiamo mettendo in pratica le parole di Dio, lì capiamo di essere molto mancanti, di essere sottoposti a un giudizio, a una condanna.

Da qui nasce una prima difficoltà importante: cosa vuoi che io chieda, visto che sono così? Penso a come sto vivendo, ai miei bisogni (lavoro, cibo, casa), ma come faccio a sentirmi tranquillo e sereno nel chiedere a Dio davanti a tutte le mie mancanze?

Questo è un momento molto importante che ci mette alla prova, mettendo alla prova il nostro cuore. Il nostro cuore comincia a tirar fuori tutte queste incoerenze, incapacità, insufficienze. E questo è un problema perché ci toglie vitalità; ci sentiamo condannati, non sereni.

Noi possiamo dire: “È vero tutto questo, però il Signore Gesù è morto sulla croce per me, per i miei peccati, per le mie incoerenze, per le mie incapacità”. Questo è verissimo. Ma se ci pensate, è sempre qualcosa di intellettuale, dottrinale.

Io sono ancora esposto al fatto di esprimere una dottrina, quella della giustificazione per grazia. La conosco molto bene, ma come faccio a rendermi conto che è veramente mia, che mi appartiene? Che riscontro pratico ho dell’appropriazione della salvezza per sola grazia?

È solo nella mia mente o posso avere un riscontro pratico, visto che comunque quei pensieri, quelle accuse, quelle mancanze sono vere e concrete?

L’Amore Fraterno: Testimonianza della Nostra Filiazione

Giovanni dice che possiamo avere un riscontro pratico. In quel momento, davanti alle accuse e ai pensieri, tu puoi dire: “Ok, è vero, io sono un peccatore e mi dispiace, ti chiedo perdono, Signore, per tutti questi peccati. Però, siccome io amo i miei fratelli, io li amo. Non sono indifferente alle loro situazioni, non sono indifferente alle loro difficoltà, io mi do da fare, è qualcosa che mi sta a cuore. L’ho fatto, ho fatto questo, ho fatto quello”.

Questo non è un merito in sé, ma è una testimonianza. Siccome io amo i miei fratelli e li amo veramente e lo faccio, questa è una testimonianza che nella mia vita c’è stato un cambiamento radicale.

Sono passato dalla natura di Caino alla natura di Cristo. Siccome io li amo, è successo qualcosa di straordinario. Questa è una testimonianza che io  sono un vero figlio di Dio.

Se io sono tuo figlio ed è dimostrato dal mio vivere, dice Giovanni, allora posso venire alla tua presenza come un figlio e il Signore si rapporterà con me come un padre e non come un giudice.

Ecco, capite come l’amare i fratelli diventa una testimonianza del fatto che io sono un figlio di Dio e che davanti al giudizio, alle accuse, non ho un giudice, ma un padre. Un padre che mi aiuta, un padre che non mi condanna, ma che invece mi tratta da figlio.

L’amore gli uni verso gli altri non è un’opera meritoria, questo è chiaro.

È una testimonianza di chi sono. L’albero si distingue dai suoi frutti. Non sono i frutti a fare l’albero, ma l’albero produce frutti e nel farlo dimostra chi è.

Non guadagniamo il perdono di Dio perché amiamo i fratelli, ma per me diventa una verifica, un rassicurare il mio cuore e la mia persona che sono un figlio di Dio.

La Fiducia nella Preghiera: Frutto dell’Amore e della Filiazione

“Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio” 1 Giovanni 3.21

Se il mio cuore non mi condannerà più è perché sono un figlio di Dio. Come faccio a dirlo? Lo dico faccio a dire perché Cristo è morto sulla croce per me, lui è morto per me, mi ha dato una nuova vita.

Questa nuova vita è vissuta manifestando quei pochi, pochissimi o tanti frutti di questa nuova vita. Questo diventa un fatto evidente, perché altrimenti io continuo a rimanere nella mia mente che giustifico, non giustifico, mi accuso, non mi accuso. Ho bisogno di fatti concreti. E qui Giovanni sottolinea questo aspetto.

Avere un cuore che non mi condanna più mi dà la fiducia che Dio mi sta accogliendo. Sono tranquillo. Questo amarci gli uni gli altri, come Dio ha amato noi, da una parte mi libera dalla condanna e dall’altra mi dà la fiducia di andare a Dio perché sono un suo figlio.

“Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno”. Ebrei 4:16

Posso avvicinarmi a Dio con fiducia al trono della sua grazia sulla base dell’opera di Cristo che ha prodotto una nuova vita e che questa vita manifesta frutti concreti.

Giovanni ce lo ricorda continuamente: l’importanza di amarci gli uni gli altri e di avere questa consapevolezza e certezza di essere figli, che vivono la loro identità. Così posso essere sicuro di essere un figlio di Dio e so che Dio si compiace in me. Uno potrebbe dire: “No, vabbè, ma l’opera di Cristo è sufficiente, l’ha fatta lui. Poi vivi come vivi, Cristo è morto sulla croce per te, è sufficiente quello”.

Questo sarebbe come prendere la lettera di Giovanni e buttarla nel cestino. Ma potremmo prendere Giacomo, potremmo prendere il Signore Gesù, potremmo prendere tutto quello che vogliamo: se non c’è il riscontro di una concretezza nella vita, corriamo il rischio, non dico di non vivere, ma di vivere un’idea, un pensiero, non una vita. Questo è molto importante perché Giovanni lo rimarca più volte e ci dice che è importante.

“Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, che sono chiamati secondo il suo disegno”. Romani 8.28

L’unica cosa che può davvero darmi fiducia nella preghiera davanti a Dio è questa certezza assoluta e totale di essere un figlio di Dio.

Quando noi ci mettiamo in preghiera siamo bombardati da vari pensieri. Ma se io sono un figlio di Dio, io mi accosto a Dio come mio padre, come quel padre che mi ama con tutto il cuore, al punto di dare la sua vita per me.

Facciamo questa riflessione, pensiamo e prolunghiamo questo aspetto dell’essere figli di Dio, le implicazioni che ha l’essere figli di Dio.

L’abbiamo visto domenica scorsa, ci abbiamo ragionato mercoledì sera. Ritorneremo, Dio volendo, mercoledì prossimo con magari più interazioni gli uni con gli altri. Anche nella preghiera, l’amare i fratelli è per me un grande aiuto e un conforto che mi dà la possibilità di vedere Dio come mio padre. 

Il Signore ci aiuti con la sua mano.