EVANGELICI E CATTOLICI

EVANGELICI E CATTOLICI. INTERESSANTE CONFRONTO SULLA CULTURA DELLA MARIOLOGIA NELLA CRISTIANITA’

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Giovedì 9 maggio presso la Sala dei Carmini a Vicenza ha avuto luogo un interessante confronto tra il Prof. Leonardo De Chirico (Ifed) e il prof. Don Dario Vivian (Facoltà Teologica del Triveneto) su “Il ruolo di Maria nella Cristianità. Cattolici ed Evangelici, quale lettura?”.

La serata ha registrato la partecipazione di oltre 100 persone ed è stata inoltre una bella occasione per presentare un libro pubblicato recentemente, “Maria una guida evangelica”, di Leonardo De Chirico. Un libro conciso e documentato, utile per coloro che vogliono capire una delle questioni più fraintese e controverse della storia della chiesa.

Luigi Dalla Pozza, a nome dell’associazione Native onlus, ha moderato il confronto. Introducendo il tema della serata ha precisato che, se foneticamente il nome di Maria risulti lo stesso, se storicamente si tratti della stessa donna ebrea del primo secolo, tuttavia, da un punto di vista teologico, le due immagini di Maria sono distanti anni luce, “quasi si trattasse di persone diverse”. Difatti, nella chiesa romana Maria occupa un posto particolarmente privilegiato: ci si rivolge a Maria come “Madre di Dio”, come co-redentrice e come “Madre della Chiesa”. La devozione a lei riservata occupa uno spazio oltremodo rilevante. Nelle chiese nate dalla Riforma Protestante del Cinquecento, invece, la riflessione su Maria è essenzialmente legata ai testi del Vangelo ed agli scritti del Nuovo Testamento. Ne risulta un bell’esempio di fede da imitare. Per i protestanti, quindi, Maria non è affatto paragonabile alla figura di Cristo, non le è riservata alcuna venerazione e neppure devozione; anzi, per la sensibilità evangelica, queste ultime costituiscono una sorte di “abuso”. Perché una tale differenza? Dietro la semplicità di questa domanda si celano universi dottrinali e devozionali differenti da cui scaturiscono sensibilità spirituali alquanto diverse.

Si comprende, allora, perché un dialogo sulla figura di Maria sia complicato, ma possibile, anzi, doveroso. Per accompagnare questo confronto/riflessione Luigi Dalla Pozza ha posto quattro domande ad entrambi i relatori.

Il contenuto ed il tono delle risposte hanno delineato, alla fine, traiettorie e prospettive diverse. De Chirico ha ricordato come la Riforma Protestante del Cinquecento, seguendo il motto ad fontes, abbia voluto “ricentrare” la fede cristiana mediante il ritorno al sola scriptura e, contestualmente, abbia sottoposto ad una “cura dimagrante” il culto mariano dilagante. Ha proseguito ricordando come lo stesso sviluppo della mariologia sia dipeso, tra le altre cose, da una errata traduzione della Vulgata che ha riportato “Maria, piena di grazia” in luogo di “Maria, favorita dalla grazia”, generando una comprensione di Maria svuotata del peccato originale. Da qui il passo a ritenere che Lei potesse riservare tale grazia a tutti coloro che le si rivolgevano in preghiera è stato breve. Tuttavia, ha specificato De Chirico, il temine “favorita” descrive Maria come destinataria indegna della grazia di Dio, proprio come il resto dell’umanità.

Ha concorso allo sviluppo della mariologia anche il titolo assegnatole al Concilio di Efeso nel 431 d.C “Madre di Dio” (Theotokos). Mentre l’intento dei padri conciliari era quello di affermare la verità dell’incarnazione, il risultato fu quello di esaltare Maria e di confermare il culto a lei già destinato. Di fatto Efeso costituì un trampolino per ulteriori elaborazioni nello sviluppo della mariologia e una sorte di “viatico per un sillogismo”, ovvero permise di trasferire le proprietà del Figlio alla madre. Detto altrimenti, da quel momento in poi si iniziò a conferire le qualità e gli attributi del Figlio anche a sua madre.

Infine, De Chirico ha osservato che la mariologia ha compiuto una traiettoria al cui termine si trovano i dogmi dell’immacolata concezione (1854) e dell’assunzione corporale (1950), facendo diventare Maria co-redentrice, anche se ciò non è stato ratificato da pronunciamenti ufficiali. Insomma, volendo difendere la piena divinità di Cristo, partendo da Efeso si è determinata una distanza del Figlio da coloro che ha redento, creando un vuoto che di fatto è stato colmato dalla figura di Maria, percepita come più prossima, più simile all’uomo comune. Da qui la debordante devozione mariana che ha messo in ombra la persona e l’opera di Cristo e dello Spirito Santo.

Dario Vivian, per parte sua, ha concordato sul fatto che la chiesa romana avesse dimenticato la Scrittura. Pertanto il “ritorno alle Scritture” è stato un elemento importante su cui occorre necessariamente lavorare. Ha pure condiviso la tesi di De Chirico di come Maria abbia oscurato, in modo non appropriato, Cristo e la sua figura. “Il centro del vangelo è Gesù”, ha dichiarato enfaticamente.

Tuttavia, ritiene che il concetto “Piena di Grazia” abbia ben sottolineato l’atto dell’incarnazione di Dio Figlio, indicando il punto nella storia in cui “il Verbo si è fatto carne”. Per lui questa pienezza della grazia conferita a Maria dimostra sia l’amore di Dio, sia la disponibilità di Maria di farsi discepola in modo peculiare. In un certo senso, ha affermato Vivian, Maria è stata la prima discepola. Quindi anche se Maria non è una donna perfetta, è tuttavia una donna che ha accolto Dio con pienezza, è colei che più di tutti si è fatta toccare dalla grazia, colei che più di tutti ha cooperato con Dio.

Le difficoltà nel decifrare la ricca devozione mariana, che certamente va riconsiderata ma non viene del tutto sconfessata, secondo Vivian dipende dal rapporto tra fede e religione. Non esiste la “nuda fede” e ad ogni modo la fede va inculturata. Ecco, dunque, il bisogno dei simboli di cui Maria è un modello per eccellenza. Ed ecco anche spiegate le tante forme devozionali che necessiterebbero di essere rivisitate e corrette alla luce della Scrittura.

Insomma, il dialogo si è prolungato in modo intenso e rispettoso toccando alcuni nodi della mariologia, senza tuttavia giungere ad una comprensione condivisa in merito. Rimangono nello sfondo posizioni diverse circa l’antropologia, la questione del peccato e della grazia, e pure dello statuto delle Sacre Scritture. Pertanto, anche se non sembra attuabile ancora un passaggio “dalla mariologia a Maria”, De Chirico ha auspicato un ritorno della chiesa romana alla “Maria sobria e laconica” trasmessoci dal Nuovo Testamento. Ad ogni modo è stata una bella occasione di confronto che ha permesso a diversi partecipanti di scoprire aspetti di Maria altrimenti sconosciuti.